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mercoledì 10 maggio 2017

Sei un cattivo vocal coach?

Alcuni comportamenti sono incompatibili con l'essere coach e dannosi per l'intero contesto professionale






























Basta accedere ad un social - in modo particolare Facebook - ed entrare in un forum o gruppo di "discussione" per docenti di canto/tecnica vocale per accorgersene: il livello di competizione è alle stelle. Spesso sembra che lo schema di pensiero che sta alla base di chi pubblica post e commenti scaturisca direttamente dal quesito: "Come posso dimostrare di essere superiore a questi altri docenti/coach/metodi?". Chiaramente si tratta di un modus cogitandi et operandi di dubbia efficacia, che ha come conseguenza la creazione di una cultura professionale che, a conti fatti, nuoce all'allievo, al docente, e a tutta la comunità didattica. 
Il vocal coach (o aspirante tale) che si affacci a tale mondo (e tale Weltanschauung) imparerà ad accettare come "normali" atteggiamenti e tratti cognitivo-comportamentali quali:

-Arroganza nei confronti di colleghi, allievi (di altri docenti) e altre persone con cui comunicano;

-Sensazione di dover provare costantemente il proprio "valore" a tutti quelli con cui entrano in contatto;

-Comportamento "territoriale" inappropriato;

-Parlare male degli altri coach/insegnanti nel tentativo di guadagnare nuovi clienti;

-Adottare strategie di marketing che - invece di promuovere (giustamente) il proprio lavoro - screditano, squalificano o sminuiscono il lavoro altrui;

-Non promuovere - laddove possibile ed auspicabile - il lavoro degli altri istruttori, quando questi sono più qualificati di sé in determinate aree, credendo di ottenerne vantaggi personali ("accaparrarsi" o "tenersi" l'allievo);

-Copiare (anche nel senso di "scopiazzare i contenuti media o stampa") di altri insegnanti o coach - senza citarne le fonti - nel tentativo di dare un'immagine di sé che comunichi più competenza.

Invito ora chi legge (e anche chi scrive) a riguardarsi i punti qui elencati e a farsi un piccolo "esame di coscienza". Siamo colpevoli di tali condotte? O, se chi legge è allievo, forse ci si può interrogare sul proprio insegnante di canto ed il suo operato. La maggior parte delle caratteristiche che rendono un trainer (vocal coach, personal trainer, ...) un ottimo mentore sono il risultato dell'essere un essere umano compassionevole, una persona sensibile e attenta ai bisogni degli altri. Onestamente, credete che qualcuno che si "macchia" di alcuni dei "peccati" citati (o tutti) possa definirsi un buon vocal coach? Credete che possa avere e dimostrare un autentico interesse per le necessità di chi gli chiede di accompagnarlo in un percorso di sviluppo vocale? Mi sembra che l'unico risultato a cui possano portare tali azioni e stili di marketing sia il disprezzo verso gli altri, la calunnia facile, a volte l'offesa, e - credetemi - chi agisce in tal modo finirà per essere ripagato con la stessa moneta. Perché così facendo si alimenta la cultura della concorrenza disfunzionale e malsana, del pugnalare alle spalle e dell'imbarazzante narcisismo ed egocentrismo di personalità insicure. E, soprattutto, tali comportamenti hanno un effetto negativo sulla persona più importante: i nostri allievi, studenti, clienti e pazienti.

Ed ecco il punto dolente: molti di noi tendono a pensare sempre a SE stessi, a ciò che NOI possiamo guadagnare dalla situazione, come NOI possiamo metterci in ottima luce e promuoverci a discapito degli altri, come NOI possiamo "vincere" - spesso più sofisticamente che logicamente - una sterile diatriba online su quale metodo sia meglio di un altro, a quanto NOI possiamo guadagnare - in termini prettamente finanziari o in termini di "autostima"- se riusciamo a causare il "fallimento" degli altri trainer.


Tali atteggiamenti sussistono - in parte - perché non esiste un codice deontologico messo per iscritto che preveda (come nel caso dei medici) che la calunnia e la critica dei colleghi è da bandire. Ma abbiamo realmente bisogno di un codice scritto per comprendere che tali atteggiamenti sono inutili, controproducenti e - francamente - puerili?
A questo punto mi si potrebbe ribattere che - quando si assiste a modalità di insegnamento nocive e poco efficaci - si ha il DOVERE di "mettere in guardia" gli allievi - che ne trarranno solo danni o false promesse - nonché gli insegnanti stessi che "stanno sbagliando strada". Dopotutto - mi si rimarcherà - quando un insegnante dice ad un allievo di "spingere l'aria", o di "urlare", o di emettere "un versaccio" (...), siamo palesemente di fronte ad un didatta incompetente e ad un allievo in pericolo per la propria salute vocale.. La risposta è "Sì, ma...".

E' sì sbagliato spingere troppa aria, ma - in determinate condizioni - l'allievo potrebbe aver bisogno di più aria per raggiungere l'obiettivo che si pone.

E' sì sbagliato "urlare", ma - in determinate condizioni - l'allievo potrebbe beneficiare di una tale istruzione, ad esempio quando usa troppa poca energia, e pensando all'urlo può ottenere sonorità paradossalmente più sane.

E' esteticamente sgradevole "emettere versacci", ma tali suoni potrebbero - in determinate condizioni - risultare utili a livello tecnico o anche a livello psicologico per "sbloccare" certi schemi motori ed esplorarne altri.

In molti altri casi vale la regola del "Sì, ma...", e le "determinate condizioni" sono estremamente numerose, dato che gli allievi sono estremamente diversi uno rispetto all'altro. Ragion per cui - forse - bisognerebbe pensarci due volte prima di criticare l'approccio didattico altrui senza sapere esattamente a cosa mira, o a che punto del programma viene prevista una determinata istruzione. Paradossalmente, indicazioni opposte possono portare allo stesso risultato, se non altro perché una cosa è il contenuto semantico dell'istruzione stessa, altra cosa è l'interpretazione che ne dà l'allievo ed il gesto neuromuscolare/vocale che ne consegue.

"Sì, ma...", mi si dirà a questo punto, "Se si sente che un allievo è calante, stonato, bisogna "salvare" l'allievo da quel docente incompetente!". Innanzitutto bisogna vedere cosa si intende per "stonato", se si tratta di un vizio d'emissione costante, o se si tratta di imprecisione in alcune note. Bisogna poi vedere il contesto: si tratta di una lezione o di un live? Se è un live, siamo sicuri che l'imprecisione frequenziale sia da imputare a cattiva tecnica e - quindi - ad un cattivo docente, e non a fattori di sound engineering? Se è una lezione, la domanda da porsi è: da che livello è partito l'allievo? Questo è il risultato finale o uno step di un processo a lungo termine? Siamo sicuri che si tratti di intonazione calante e non di effetti di registrazione o di acustica ambientale che influenzano l'input e l'output sonori? Siamo sicuri che non sia semplicemente che lo spettro sonoro di quella specifica qualità timbrica non è di nostro gradimento?

"Sì, ma... se un docente sta danneggiando l'apparato pneumofonico di un allievo bisogna intervenire!". Sì, ma... siamo sicuri che l'insegnante stia effettivamente arrecando danni a breve o lungo termine all'allievo? Da cosa lo deduciamo? Non è forse l'allievo che, primo fra tutti, stabilisce se una certa modalità di emissione gli fa male o meno male, una volta che è stato adeguatamente educato in merito ai segnali d'allarme da tenere sott'occhio?

"Sì, ma... se l'allievo viene preso in giro dall'insegnante, se sta spendendo male il suo danaro, è giusto che lo sappia!". Sì, certo, ma forse allora bisognerebbe parlare direttamente con il ragazzo o la ragazza e, magari, pure con l'insegnante, al fine di capire la situazione - se è vero che ci sta a cuore il percorso dello studente - e non "approfittare" della situazione per screditare, su una piattaforma pubblica, l'operato di un collega.

Basta fare una semplice ricerca in internet (youtube, google, facebook...) per trovare testi o video che indicano - a lor dire - le caratteristiche di un cattivo o buon insegnante di canto. Basta avere un pizzico di "cervello" per capire che, spesso, tali scritti o produzioni multimediali non sono altro che un'ode a chi li ha elaborati... e non ci sarebbe nulla di male, se non contenessero altresì una serie di accuse o addirittura ridicolizzazioni del lavoro altrui. 

Chi è in possesso di nozioni basilari di psicologia sociale riconoscerà, in tale modo di fare, delle reazioni tipiche ai cosiddetti "dilemmi sociali" (il "dilemma del prigioniero" e la "tragedia delle risorse comuni" ne sono gli esempi più classici); sappiamo però, sempre da questa branca della psicologia, che il modo più efficace per risolvere i conflitti prevede le quattro C:

-Contatto

-Cooperazione

-Comunicazione

-Conciliazione






























Per rendere migliore il nostro contesto lavorativo e l'intera "industria", dobbiamo stabilire un contatto alla pari tra colleghi, senza sentirci minacciati gli uni dagli altri; 
dobbiamo quindi cooperare, rendendoci conto che un team è sempre più efficace di un individuo singolo "tuttofare", a patto che la squadra sia compatta e domini un clima di fiducia; dobbiamo comunicare con l'apertura mentale che ci permetta di comprendere quanto, moltissime volte, stiamo semplicemente esprimendo la stessa idea con linguaggi diversi, oppure che stiamo vedendo lo stesso fenomeno da diverse prospettive, tutte (più o meno) altrettanto valide, e soprattutto imparare ad ascoltare attentamente prima di cercare di controbattere; dobbiamo quindi trovare una conciliazione, stabilendo una rete di collaborazione che ci permetta, se necessario, di inviare l'allievo a persone più specializzate di noi in determinati ambiti, il tutto per il bene della persona più importante: lo studente/cliente/paziente.


Gli altri coach non sono "la concorrenza", sono i nostri colleghi, nostri pari, la nostra "squadra". Il panorama didattico vocale deve diventare più umano e al servizio del cliente, smettendo di essere (specialmente online) l'arena di qualche autoproclamatosi "guru" dai tratti di personalità discutibili che "combatte" contro chi aspira a diventarlo a sua volta. 






Be the change you want to see in the industry.

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